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Non pensavo che l’esorcismo avrebbe davvero avuto effetto: B. si è dimesso; l’ha fatto sul serio. Ci ha messo un po’ più del previsto, ma alla fine è accaduto. Riportiamo i momenti salienti del suo colloquio con il Presidente della Repubblica:

B: Buonasera, presidente.

N: Buonasera a lei, ex presidente.

B: In verità io non sono ancora ex.

N: Lo so, ma lo sarà tra poco, ho pensato che dovesse cominciare ad abituarsi alla sua nuova condizione.

B: (non risponde)

N: Ce ne ha messo di tempo a decidersi; avrebbe dovuto farlo prima. Ha aspettato che il Paese si trovasse sull’orlo del precipizio.

B: (non risponde)

N: Lo sente questo vociare? Glielo chiedo perché io ho problemi di udito e visto che siamo quasi coetanei potrebbe averne anche lei. Ecco, dicevo, io ho problemi di udito ma questo vociare lo sento molto bene. Si affacci alla finestra.

B: (non si muove)

N: Avanti, non sia timido, venga con me, tanto non la vedranno perché ci nascondiamo dietro la tenda. Ecco, vede lì sotto? Tutte queste persone sono qui per lei; l’avrebbe mai detto?

B: (non risponde)

N: L’Italia e gli italiani in realtà le vogliono ancora bene, lo vede? Sono tutti qui per lei, per festeggiare il suo pensionamento: di solito quando un collega va in pensione si organizza una festa in suo onore e così è stato anche per lei. Non se ne crucci. E ora venga al tavolo e firmi i documenti, da bravo.

B: Io mi dimetto, però voglio Gianni Letta vicepresidente del Consiglio.

…to be continued…

“Vai via in nome di Dio, esci da questo paese per non farci più ritrorno, vade retro B.!”

Ebbene sì: non ci si riesce con le buone, con le cattive, con la legge e così il Financial Times, impietosito dalla serva-Italia-di-dolore-ostello-non-donna-di-province-ma-bordello, ha ben pensato di provare con un esorcismo: siamo al punto in cui vengono addirittura invocati gli dei come al tempo che fu per scongiurare la più completa disfatta. Come se non bastasse, i fedelissimi gli stanno facendo terra bruciata attorno, il ché significa… Che significa? A ben vedere, nulla: potrebbe benissimo essere solo un distrattore. Nel mentre, Ello si arrocca ancora di più nel suo torrazzo e noi anziché prenderlo a picconate (il torrazzo, non Ello: non si dica che io istigo la plebe alla violenza!) speriamo ancora che l’ennesima fiducia lo sfiducerà e intanto ci sorbiamo in cannuccia e con ghiaccio un sempre più liquido “Non mi dimetto”.

http://www.repubblica.it/economia/2011/11/05/foto/ft_a_berlusconi_in_nome_di_dio_vattene-24467742/1/?ref=HRER1-1

Quando una risata dice più di mille parole?

Quando non serve tradurre da una lingua straniera per capire quello che sta accadendo;

quando le reazioni generali sono così lampanti da non lasciare possibilità di equivoco;

quando le parole successivamente utilizzate come tentativo di fermare l’empasse del momento sono, anziché una smentita, una presa per il culo.

Che facciamo, ci arrabbiamo? Gli diciamo che sono brutti e cattivi? Gridiamo all’oltraggio? O semplicemente ci mettiamo in un angolo della classe con in testa delle orecchie da somaro stinte e, in silenzio, abbozziamo?

http://tv.repubblica.it/copertina/bruxelles-domanda-su-berlusconi-e-in-sala-stampa-ridono-tutti/79013?video

Tra il panico generale che imperversa da stamattina a Roma a causa di un sistema fognario che farebbe inorridire i nostri illustri avi, tra cascate nelle metro, gente in canoa al Circo Massimo e gare di stile libero con i ratti del sottosuolo, spunta un’ansa, in tarda mattinata: catturato Gheddafi. Non molto tempo dopo, l’ansa si raffina: il colonnello è morto. Il futuro è tutto da costruire, o meglio ricostruire.

Il presente festeggia le immagini di un corpo che forse ha smesso di essere umano molti anni fa e ora è soltanto un cumulo di frattaglie indistinte di cui si sono domandati tutti: ma sarà davvero lui? La vera vittoria sarebbe stata un processo civile, l’umiliazione della prigionia, la messa alla berlina, non una morte in battaglia: è stato troppo comodo.

Buon ascolto:   http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/il-volto-di-gheddafi-un-rimprovero-ai-vivi/78790?video

Roma, sabato 15 ottobre 2011.

Manifestazione pacifica con partenza da Piazza della Repubblica e arrivo previsto in Piazza San Giovanni. Il corteo è stato deviato verso il Circo Massimo. Il messaggio è non violento.

Breve e incompleto riassunto delle ultime ore:

Governo battuto alla Camera sulla questione del bilancio annuale. L’Innominato stizzito se ne va facendo orecchie da mercante e dicendo che si è trattato solo di un incidente di percorso. Le opposizioni chiedono le dimissioni. L’Innominato chiede la fiducia. Le opposizioni non si presentano. Il Capo dello Stato cerca di sbrogliare le carte con eleganza. La Ministra dell’Ambiente ha un improvviso moto di coscienza civile. Via Nazionale pullula di gente che chiede si faccia politica per davvero. Domani si vota. Domani.

La scena è quella classica, biblica, rivisitata e ambientata ai giorni nostri.

Un presidente qualsiasi di una Camera dei deputati qualsiasi, trovandosi di fronte ai suoi umili colleghi, chiede loro se vogliono condannare l’uno come, a suo tempo (non troppo lontano, in verità), condannarono l’altro.

C’è un gran parlottare, un’atmosfera calda e tesa; il sudore scende copioso dalle fronti dei membri accusatori e difensori. Cosa accadrà? Sembra chiedersi il popolo in eurovisione. Ed ecco poi, atteso come non mai, il voto: quello fu mandato sulla croce, questo resta in vita. Quello fu mandato in carcere, questo viene mandato a casa.

Probabilmente, oggi come allora, a fare paura sono tre fatidiche paroline: c. d. c. (crisi di governo), o forse è soltanto una questione di fede nell’Onnipotente – non uno qualsiasi – che rischia di essere destabilizzata.

Un Ministro dell’Economia qualsiasi, frattanto, non è presente: è in bagno a lavarsi le mani.